Storia /
Dalla fine del Duecento, alcuni monasteri ravennati, proprietari in seguito a generose donazioni di vaste porzioni di questo territorio, avevano promosso ed attuato un imponente piano di dissodamento e di bonifica delle terre comprese fra i fiumi
Ventena,
Conca e Tavollo, favorendo lo spostamento delle antiche sedi umane e provocando radicali modifiche nei percorsi viari. Centri di attività economica e soprattutto agricola, oltrechè di vita spirituale, i monasteri incitavano al lavoro, diventando ben presto centri non solo di dissodamento e di rinnovamento agricolo, ma anche di movimenti commerciali.
Questo vasto disegno di riorganizzazione territoriale favorì lo spostamento, ad opera del Monastero di San Vitale di Ravenna, dell'insediamento di San Giovanni in Marignano dal colle di Castelvecchio al piano e la fondazione, nelle vicinanze del torrente Ventena, di un nuovo castello (Castelnuovo). Questo insediamento e quello di Cattolica, di costruzione pressoché contemporanea, rappresenteranno i poli della concentrazione demografica nel corso del Trecento, ma sarà soprattutto San Giovanni in Marignano il centro della riorganizzazione del territorio circostante, in gran parte costituito da terre non dissodate e da boschi.
San Giovanni in Marignano rientrò fin dal Medioevo nel territorio riminese e, salvo brevi periodi, fu sempre soggetta politicamente alla città di Rimini. Il nuovo castello costituì, quale sede di parte della borghesia cittadina, delle autorità politico-amministrative, di più centri religiosi, e quindi di servizi di livello superiore, un importante perno, determinando una struttura insediativa organizzata su scala gerarchica, in funzione della dipendenza dei vari centri minori, disseminati nella campagna, da San Giovanni in Marignano. Giuridicamente fece sempre parte del contado riminese, assieme agli altri castelli di Saludecio, San Clemente, San Mauro, Santarcangelo, Montefiore e Mondaino. La comunità marignanese godeva di una certa autonomia amministrativa ed estendeva la sua giurisdizione, specialmente sul piano economico, anche al vicino borgo di Cattolica. Il castello era retto da un capitano, eletto dal consiglio signorile di Rimini e da un organo locale formato da 4 priori e da 24 consiglieri che si impegnavano alla stretta osservanza degli statuti municipali. Questi, redatti fra il 1482 ed il 1492, durante la signoria di Pandolfo IV Malatesta, evidenziano chiaramente la struttura di una terra ben organizzata fin dal Quattrocento. La presenza poi di un nutrito collegio notarile testimonia l'intenso movimento commerciale che interessò queste zone.